La provincia di Frosinone ha un'estensione areale di 3.239
kmq, con 91 comuni ed un totale di 478.393 abitanti (1995).
Presenta una forma allungata con l'asse maggiore in direzione
appenninica (nord ovest-sud est).

In tutto il territorio si individuano tre principali unità
morfologiche: i rilievi appenninici dati dai Monti Simbruini,
i Monti Lepini fino al gruppo della Meta Mainarde; i rilievi
preappenninici con parte dei Monti Lepini, Monti Ausoni
ed i Monti Aurunci; la Valle Latina, ampia depressione valliva
che separa i complessi appenninici e preappenninici. I
rilievi appenninici, che bordano tutta la provincia da nord
verso nord est, rappresentano il naturale confine con l'Abruzzo
ed il Molise. Si tratta di un complesso montuoso caratterizzato
da rilievi con vette che superano i 2000 metri di altezza
come M. Viglio (2156 m), Pizzo Deta (2041 m), M. Meta (2241
m). Essi sono i rilievi più elevati della provincia.
A confine con le provincie di Roma e Latina, da ovest andando
verso sud, si elevano i rilievi dei Monti Lepini, Ausoni
ed Aurunci.
Tre distinti gruppi montuosi facenti parte del preappennino
laziale, ma che nel loro insieme rappresentano un'area geografica
omogenea, ben delimitata sia sotto un profilo geomorfologico
sia sotto quello storico, ambientale e culturale. Infatti
fino a tutto il 1700 questi complessi montuosi erano conosciuti
e riuniti sotto un unico nome: Monti Volsci. Tra le vette
più imponenti dei Lepini, Ausoni e gli Aurunci abbiamo:
M. Alto (1416 m), M. Caccume (1095 m), M. Calvilli (1116
m) fino al M. Fammera (1184 m) caratterizzato da rupi scoscese
e pareti a strapiombo con dislivelli morfologici che superano
i 500 metri. Entrambi i complessi montuosi (Lepini, Ausoni
ed Aurunci/Simbruini, Ernici fino al gruppo Meta-Mainarde),
presentano il tipico allineamento appenninico con direzione
nord ovest-sud est.
Tale allineamento è la conseguenza diretta delle
spinte compressive tra la placca africana e quella europea,
con direzione principale est-nord est. Il sollevamento della
catena appenninica va ricercata indietro nel tempo geologico
fino al Miocene (da 24 a 5 milioni di anni fa) quando lo
scontro tra i due blocchi fu così intenso da determinare
la completa emersione dell'Appennino.
Il paesaggio di questi rilievi carbonatici è quello
tipicamente carsico. Monti dall'aspetto aspro, pressoché
privi di acque di scorrimento superficiale, con vasti pianori
costellati da conche ricoperte da terre rosse residuali.

Questo paesaggio è il risultato di un insieme di
fenomeni, iniziato da alcuni milioni di anni (Quaternario,
da circa 2 milioni di anni fa fino al periodo attuale) e
che ha determinato un lento processo di erosione delle rocce,
sia superficiale (epigea) sia sotterranea (ipogea). Le
rocce carbonatiche, normalmente insolubili, diventano molto
solubili quando vengono a contatto con acque acidule (ovvero
arricchite di anidride carbonica), come lo sono le acque
piovane. Le acque meteoriche esercitano sui carbonati un'azione
chimica, oltre che meccanica riescono infatti a provocare
la dissoluzione di queste litologie in determinate condizioni
climatiche, lasciando sul terreno solo i residui insolubili,
come le terre rosse, ricche di ossidi e quindi molto fertili.
Sulle pareti delle rocce si formano inizialmente delle scanalature,
dei solchi, via via sempre più incisi e profondi.
Le forme carsiche epigee più tipiche sono le doline,
gli hum, i campi solcati, i pozzi.
Diversi esempi di imponenti fenomeni carsici si hanno nella
provincia di Frosinone: dal Tomolo (630 m di diametro e
profonda 130 m), dolina sui cui bordi è edificato
l'abitato medioevale di Campoli Appennino, al Pozzo d'Antullo,
una vera voragine larga 150 m e profonda 60.
Suggestive e molto spettacolari sono le forme di erosione
carsica ipogee. Le acque acidule, infiltrandosi nelle fratture
delle rocce, riescono a scavare cunicoli tortuosi, fino
a generare ampie cavità come grotte ed abissi che
possono svilupparsi per diversi chilometri, ricoperte da
stalattiti e stalagmiti, solo quando lo stadio evolutivo
del carsismo è maturo, generando nel sottosuolo un
mondo suggestivo ed unico nel suo genere. Le Grotte di Pastena,
tra le più belle nell'area, sono formate da un ramo
fossili che si snoda per circa 880 metri ed un ramo attivo
lungo circa 2000 metri. Altro esempio in Ciociaria è
la Grotta di Collepardo. La Valle Latina è la più
ampia depressione della provincia; essa separa le strutture
dei Lepini - Ausoni - Aurunci dai Monti Simbruini - Ernici
- Meta - Mainarde. Ad andamento appenninico, la Valle Latina
è più stretta a nord ovest di Frosinone e
diviene sempre più ampia andando verso sud est, fino
a confluire nell'ampia depressione valliva del cassinate,
al confine con la Campania. Nel tratto a nord di Frosinone,
la Valle Latina è meglio conosciuta come Valle del
Sacco, proprio perché ospita il corso dell'omonimo
fiume, che nasce in provincia di Roma. Affluente del Sacco
è il Cosa, le cui sorgenti sono nei Monti Ernici
e che, attraversato il centro di Frosinone, si immette nel
Sacco a nord ovest di Ceccano. Il corso del Sacco, con andamento
meandriforme, in prossimità di Isoletta, confluisce
nel Liri. Il Liri, fiume le cui sorgenti sono localizzate
nell'Appennino abruzzese, è certamente elemento morfologico
significativo dell'area sud della provincia e della valle
di Sora. Con un corso meandriforme il Liri, dopo aver attraversato
la piana di Sora, raggiunge Isola del Liri, dove precipita
con un salto di metri originando le celebri cascate.
Affluente importante del Liri, oltre al fiume Amaseno è
il Fibreno, il cui acquifero regionale è localizzato
nella struttura carbonatica dei monti della Val Roveto e
del Parco Nazionale d'Abruzzo. Le sorgenti del Fibreno sono
importanti sia per l'ottima qualità delle acque sia
per le abbondanti portate, di circa mc/s. Verso sud (area
Pontecorvo-Cassino) dell'antico bacino lacustre quaternario
rimangono solo le testimonianze di sedimenti e fossili (limi
argillosi e sabbie calcaree a stratificazione incrociata,
argille grigie ed ocra, ghiaie e sabbie con malacofauna
dulcicola).

La continuità morfologica delle
strutture montuose appenniniche è interrotta da valli
fluviotettoniche con andamento antiappenninico, e con incisioni
più o meno pronunciate. La principale fra tutte è
la Valle del Liri, secondarie ma non per bellezza e risorse
ambientali, le valli del Melfa e del Rapido (dalla Valle
di Canneto nel Parco Nazionale d'Abruzzo, alle gole di Roccasecca,
fino alle sorgenti lineari del Rapido). Queste valli fluviali,
con andamento circa nord est - sud ovest si sono impostate
lungo preesistenti linee tettoniche (piani di faglia, fratture
e aree di debolezza della roccia) lungo le quali si sono
incanalati torrenti e fiumi, fino a modellarne il fondo.
Il grosso apporto idrico al fiume Liri è garantito
dalle sorgenti del Gari, le cui portate raggiungono 18 mc/s.
Il fiume Gari, con una portata costante durante l'anno ed
una notevole stabilità del flusso, è la più
grande sorgente dell'Italia centro meridionale. Dall'unione
del Liri e del Gari si origina il Garigliano, che segna
il confine tra il Lazio e la Campania.
Le grandi strutture montuose della provincia sono anche
le aree caratterizzate dalla maggiore concentrazione di
risorse ambientali e culturali, tali da essere territori
protetti e dove poter sperimentare nuove e sostenibili occasioni
di sviluppo: dal versante laziale del Parco Nazionale d'Abruzzo
con la Riserva Naturale Regionale del Fibreno, al Parco
Regionale dei Simbruini, al Parco Regionale degli Aurunci.