Le più antiche testimonianze
di insediamenti umani nella zona intorno a Fiuggi derivano
dal ritrovamento di parti di palafitte di genesi pelasgica.
Ma notizie sicure risalgono al solo periodo ernico, quando
probabilmente esisteva un nucleo abitativo minore nella
zona di "Felcia",
le cui vicende si svilupparono in relazione alla confederazione
ernica, che raggruppava le città di Anagni,
Alatri, Veroli,
Ferentino, Affida (Affile),
Olibanum (Olevano Tomano),
Guarcino, Boville
e Capitolum Ernicorum (oggi Piglio).
Si trattava di popolazioni montanare che erano insediate
lungo il corso del fiume Sacco
(che anticamente aveva nome Tolerus) e quello del suo affluente
"Kosa" poi diventato in epoca romana "flumen
acquosa" e infine Cosa.
E' Strabone, nel 63 A.C. che
per primo tramanda il nome di tale fiume. Il territorio
degli Ernici confinava con
quello degli Equi (che abitavano
la parte superiore dell' Aniene)
e a Sud-Ovest con i Volsci,
i Marsi, i Latini.
Non è conosciuta con precisione l'originaria organizzazione
sociale e insediativa degli Ernici: sembra che essi avessero
già risentito della penetrazione etrusca dal IX secolo
A.C. e di quella greca nel sud d'Italia a partire dall'VIII
secolo A.C. Dal punto di vista
politico gli Ernici erano raggruppati in sedici cantoni
riuniti in un "foedus", confederazione, che aveva
il suo centro morale e religioso nella città di Anagni.
Notizie sui costumi di tale popolo si ritrovano in Dionigi
di Alicarnasso e Silio Italico,
secondo i quali gli Ernici avevano come insegna di guerra
la testa di cinghiale. E Virgilio
nell'Eneide (contraddicendo Dionigi di Alicarnasso per quanto
riguarda il copricapo) così descrive le loro abitudini
in battaglia:
"Per tutti costoro non risuonano
nè armi, nè scudi,nè carri: la maggior
parte lancia d'attorno proiettili di piombo scuro; un'altra
parte manovra giavellotti con ambo le mani. Portano sul
capo berretti di pelle di lupo. Tengono nudo il piede sinistro;
il destro protetto da un rozzo calzare." (Eneide VII,
685).
Numerose testimonianze sugli ernici si ritrovano in tutte
le fonti storiche romane e i giudizi sono unanimamente positivi,
spesso volti a sottolineare le capacità guerresche.
Dionigi di Alicarnasso li definisce come i migliori popoli
italici del basso Lazio. Il
ruolo di Felcia all'interno di questi popoli non è
molto ben definito. Il nucleo originario dell'abitato sorgeva
nella parte più alta dell'attuale Fiuggi alta. Tale
agglomerato presentava tutte le strutture tipiche di una
civiltà ernica: era cioè su un rilievo roccioso
facilmente difendibile e fortificato. Si trattava in questo
caso di una roccia a circa ottocento metri sul livello del
mare; difesa naturalmente dai torrenti: Diluvio
e del Diavolo (o Casa
Vetera) e dalle pareti a strapiombo. La cittadella,
la parte più difesa e più difficile da espugnarsi
era conosciuta con il nome di "Arx"
(e corrisponde oggi al rione "Barriera")
a cui si accedeva attraverso una porta,
detta dell'Olmo, andata distrutta
ali inizi del '900. Un'altra porta (detta Portella,
ancora in parte visibile) doveva collegare l'Arx direttamente
con l'esterno. A questa zona alta (che in altre città
erniche era anche detta Piglione -da cui il nome di Piglio-
o Civita) si contrapponeva generalmente una zona più
bassa, dove si trovavano gli insediamenti abitativi e si
svolgeva la vita urbana. Ad Anticoli come pure ad Alatri,
ad Anagni, a Veroli tale zona prendeva il nome latino di
"plagae", o "plagiae",
da cui l'attuale località "Le
Piagge". Più in basso un'altra porta,
detta del Colle, apriva la
città alla zona delle Piagge e chiudeva la parte
fortificata. Ricostruzione
della pianta romana (e preromana). Com'è noto
gli Ernici - e con essi gli abitanti di Felcia - vissero
un periodo di scontri, patti, alleanze con Roma che si conclusero
definitivamente con l'assoggettamento ad opera di Appio
Claudio e C. Plauzio
nel 367 A.C. Poche sono le
notizie su Anticoli nel periodo
romano. Si sa che Anticoli si trovava sulla via
Prenestina, che congiungeva Roma con Preneste (Palestrina)
e secondo qualche autore erano già note ai romani
le acque, con il nome di "Fons
Arilla" (oggi detta "Fontanelle").
Secondo lo studio del Ceccacci Casale
si doveva trattare, in epoca repubblicana, di un nucleo
di media consistenza avente lo status di colonia romana.
Non meno ricca è la storia anticolana per quanto
riguarda il basso medioevo. La cittadina fece certo parte
del Ducato Romano, resistendo
così all'invasione longobarda e subendo non poche
influenze dell'impero Romano d'Oriente.
Le prime notizie certe sono del secolo XII e va sottolineata
a quest'epoca la presenza di alcuni nomi di origine longobarda,
il che dimostra la complessità delle relazioni politiche
della zona nel Medioevo. Poco prima della vittoria di Carlo
Magno sui Longobardi, il Papa
Stefano III fece riconquistare la Campagna ed anche
Anticoli (che si erano schierati contro il Papa) a Grazioso.
Da quella data il potere del Papa su quella zona
durò pressochè incontrastato, subito confermato
dallo stesso Carlo Magno e poi da Ludovico II. Nel secolo
nono la zona andò soggetta ad attacchi saraceni e
sebbene questi non si spinsero fino all'altezza di Anticoli,
ne rimane la torre detta di Fumone. L'insediamento abitativo
medievale non doveva distinguersi molto da quello ernico.
La zona fortificata restava simile e così pure l'accesso
era garantito dalle tre citate porte, ognuna delle quali
era protetta da una torre circolare di cui oggi rimangono
le vestigia. In tutto, lungo il perimetro della città,
si dovevano contare otto-nove torri. Probabilmente fu verso
i secoli ottavo-nono che la popolazione, per meglio difendersi,
tornò a concentrarsi nella parte più alta
ed antica del paese (e dal nome Antiqui
colles o incolae, potrebbe
forse derivare il nome di Anticoli).
Per quanto riguarda l'intera provincia
di Campagna essa rimase
legata alle sorti ed alle vicende papali. Il centro amministrativo
(dove risiedevano i rettori) fu fino al 1378 nella rocca
papale di Ferentino, che fu incendiata in quell'anno. Da
allora i centri amministrativi si stabilirono ad Anagni
e successivamente a Frosinone. La gestione della provincia,
dal decimo secolo, fu affidata ad un "comes",
ufficiale nominato direttamente dal Papa, probabilmente
a vita..... Sul finire del
secolo XII Anticoli risulta infeudata a tale Oddone
di Poli, la cui etimologia sembra rinviare alle invasioni
imperiali. I feudatari di Poli si inserirono nella gerarchia
papale ed ebbero forse un cardinale con Giovanni,
arciprete di Santo Stefano,
un quartiere di Anticoli, e poi con Ottaviano,
cardinale di Ostia morto nel 1206 dopo essere stato rimosso
dal suo seggio da Eugenio III.
Il castello di Anticoli di
Campagna dovette essere, anche prima dei signori
di Poli, dipendente dalla Chiesa romana, gestito attraverso
una "famiglia papale",
ossia un gruppo di vassalli che non ricevevano concessioni
terriere e non amministravano la giustizia, ma che in pratica
sostituivano il potere papale in loco. Tale classe dovette
di fatto tenere il potere anche durante il periodo degli
Oddoni. Il 12 dicembre 1196
il conte Amato cedeva ad altra
famiglia metà del castello, ma con un documento del
1248 i feudatari suoi discendenti rivendicavano i loro diritti
contro un'investitura concessa da Innocenzo
IV a Pietro Bono, che
era stato incluso nella famiglia papale di Anticoli. Da
questi elementi si può affermare che sostanzialmente
dal primo Medioevo la sorte di Anticoli rimase legata a
quella pontificia e che, al di là dell'avvicendarsi
dei feudatari, la continuità della città e
del potere, fu assicurata dai delegati papali che, sotto
varie forme, si avvicendarono nel castello (che probabilmente
sorgeva nello stesso sito dell'antico insediamento romano).