| Breve fu il
periodo in cui Anticoli di Campagna
visse una autonoma vita comunale. Esso durò dal 1421
al 1478, ossia in una fase molto tarda rispetto alla nascita
dei comuni, soprattutto quelli del basso Lazio. In questa
fase non avvennero sostanziali mutamenti alla stuttura urbana
medievale: furono solo rafforzate ed alzate le mura castellane.
Si fece più netta la distinzione in rioni, che divenne
anche la base per l'elezione degli addetti all'amministrazione
comunale. Nel caso di Anticoli
di Campagna il legame con lo Stato avveniva principalmente
attraverso la nomina di un vicario, nominato per un semestre
dalla curia con poteri di ordinaria amministrazione finanziaria
e giudiziaria e fornito di uno stipendio personale e per le
persone addette a tali compiti. Essi non potevano violare
gli statuti o introdurre nuove tasse senza il consenso degli
eletti del popolo. Per Anticoli va segnalato il privilegio
per cui era la comunità a nominare due candidati, fra
i quali poi il Papa sceglieva quello definitivo. Tale privilegio
dura lungo i secoli XV e XVI. Durante
il periodo comunale si introdussero importanti differenziazioni
socio-economiche nella società anticolana. Si rafforza
in particolare la parte dei cavalieri e massari, che aumentano
il loro potere rispetto ai "familia papae" e ai
"populares". Testimonianza di questi nuovi equilibri
si ha in una bolla di Martino V
del 1420 con la quale, su una precisa richiesta dei massari
e per evitare i contrasti tra le varie parti sociali, si decide
di abolire i censi sulle carni suine.
Nel 1425 Oddone Colonna
principe di Genazzano, elevato al soglio pontificio col nome
di Martino V concesse in uso perpetuo alla popolazione anticolana
le sorgenti "Fiujy"
previo pagamento in natura di raccolti, armenti e pescato,
al signore del feudo che, puta caso, in quell'anno era Giandomenico
Colonna fratello del Papa. Col
tempo l'imposizione papale si mitigò per poi scomparire
gradatamente, rimanendo in effetti il privilegio di attingimento
e di abbeverata che si trasformò in proprietà
e possesso della comunità fino al 1870, anno dell'annessione
del Lazio al Regno
d'Italia. Il privilegio
del Papa si trasformò in concessione naturale alla
municipalità che ereditò tutti i beni del cessato
potere temporale della Chiesa, concessione che poi fu legalizzata,
attraverso vari decreti, dal governo fascista negli anni che
vanno dal 1927 al 1936. I privilegi
di Martino V sono elementi strettamente legati allo sviluppo
comunale: non molto dopo lo stesso "focatico" veniva
abolito da parte di Eugenio IV.
Ma verso la fine del secolo le gravi difficoltà della
penisola, le carestie, la peste, le guerre, fecero sentire
il loro peso anche sulla comunità di Anticoli. La crisi
finanziaria dello stato pontificio (cui contribuivano anche
le guerre, i profughi turchi, le spese di corte) portò
il papato ad ipotecare per la somma di 15000 fiorini il castello
di Anticoli di Campagna e le città di Nepi e Civitacastellana
al Cardinale d'Estouteville. Solo
nel 1492 la città tornò alle dirette dipendenze
della curia e ciò grazie al fatto che nel frattempo
essa era passata nelle mani del Cardinale
Borgia che, divenendo Papa con il nome di Alessandro
VI, trasferì il castello anticolano al pontificato,
assegnandolo subito dopo al Cardinale Ascanio
Sforza. Questi vi rinunciò nel 1499, dopo essere
entrato in contrasto con il Papa che pertanto lo assegnò
a Lucrezia Borgia sempre insieme
al ducato di Nepi. Nel 1504,
caduti i Borgia, il ducato tornò allo Sforza. Si trattò
di un periodo di rapidi passaggi di mano che certo non migliorò
le condizioni del castello, finito infine nel 1517 nelle mani
dei Colonna, ma solo nella forma dell'enfiteusi comunitaria
(e non dunque come feudatari e titolari del castello). Altri
passaggi si ebbero in seguito ai contrasti fra i Colonna e
Paolo IV, cui è legata
la guerra fra il Papa e i napoletani (rispettivamente sostenuti
da francesi e spagnoli). Nel 1556, durante tale guerra, Anticoli
fu conquistata e saccheggiata da un gruppo di mercenari svizzeri.
I Colonna ebbero il sostegno dei massari, evidentemente
ostili al potere dei Carafa e della corte papale. La vittoria
dei Colonna rafforzò il loro potere su Anticoli. Dal
1517 fino al 1816, dunque, Anticoli appartenne, con qualche
breve interruzione, a casa Colonna. Anticoli fece parte di
quei territori colonnesi che avevano il loro centro amministrativo
in Genazzano, un vero stato nello
Stato, alla cui amministrazione contribuiva attivamente (ad
esempio fornendo una compagnia di fucilieri).
Dopo la repubblica romana e l'ondata napoleonica, il
Papa Pio VII impose tali tasse
sui feudi che la maggior parte dei feudatari fu costretta
alla rinuncia, anche per l'indebolirsi dei poteri e delle
entrate reali di tali feudi. E tale sorte toccò anche
a Filippo III, ultimo feudatario
di Anticoli di Campagna, che tornava così all' amministrazione
diretta dello stato pontificio. Di
tale periodo, come pure dell'ultima parte del secolo XVIII,
esistono diverse testimonianze negli archivi di Stato di Frosinone
e Roma, anche per l'istituirsi di regolari strumenti amministrativi
locali. Si possono così anche seguire i mutamenti che
la collettività dovette affrontare a cavallo fra i
due secoli. Ancora subito prima della Rivoluzione francese
il punto di riferimento di Anticoli di Campagna è Genazzano.
I problemi maggiori che emergono dagli archivi sono quelli
dei compensi ai funzionari pubblici (il maestro, il medico)
e della nomina e delle funzioni degli officiali e del sindaco,
della manutenzione delle fontane pubbliche o di calamità
naturali (come nel caso del terremoto del 1654).
L'amministrazione locale (detta Buongoverno)
curava anche i quattro laghetti della zona, il più
importante dei quali era quello di Spalagato,
alimentato dalle acque della famosa fonte. Diverse fonti si
lamentavano del fatto che spesso tali laghetti si trasformavano
in stagni e diventavano malsani. Gli altri tre piccoli laghetti
erano in località Tefuci,
Casavetera e nel largo degli
Olmi (oggi Piazza
Trento e Trieste, già utilizzato come abbeveratoio).
Tutti i quattro laghetti, citati in diverse fonti storiche,
sono oggi scomparsi grazie all'opera di irregimentazione delle
acque da più autori auspicata nei secolo XVIII e XIX....
Il periodo rivoluzionario e napoleonico scorre ad Anticoli
in relativa tranquillità, come dimostra la sostanziale
continuità di gestione fra l'amministrazione della
repubblica romana e quella napoleonica. La nuova organizzazione
del 1809, seguita all'annessione all'impero, portò
alla formazione del cantone di Guarcino,
che a sua volta era incluso nel dipartimento del Circeo.
La breve stagione imperiale, oltre a sradicare gran parte
delle regole feudali precedenti, portò ad Anticoli
un nuovo emblema comunale: un'acquila a volo spiegato.
Il ritorno al governo pontificio riportò presto
la suddivisione amministrativa tradizionale, in cui il "governo"
di Guarcino veniva ad essere incluso nella delegazione di
Frosinone e ricostituiva i consigli
comunali nella forma della S. Congregazione
del Buongoverno. Massima carica locale fu assegnata
al Gonfaloniere.
Nel 1870, con tutto lo stato pontificio, Anticoli di
Campagna fu annesso al Regno d'Italia, sotto il quale Frosinone
(come sottoprefettura: Frosinone diventerà prefettura
autonoma solo nel 1926) rimase centro amministrativo locale
e Guarcino centro mandamentale (il fascismo sciolse questo
legame a favore di Alatri, che fu sede della Pretura).
Si arriva così al secolo scorso e all'importante
novità della valorizzazione delle fonti e del mutamento
di nome nel 1911 al comune, da Anticoli
a Fiuggi. Fra gli avvenimenti
più importanti del secolo scorso occorre menzionare
il terremoto del 1915, che comportò alcune vittime;
la realizzazione nel 1919 delle Tranvie
elettriche che finalmente collegarono direttamente Fiuggi
con Roma; i ripetuti ampliamenti degli impianti termali e
di imbottigliamento delle acque; il collegamento di Fiuggi
con l'Autostrada del Sole attraverso
la realizzazione della superstrada Anticolana
avvenuta nel 1966; la costruzione di centinaia di alberghi
che fanno di Fiuggi una delle stazioni termali più
importanti d'Italia. |